
Comunicazione al Congresso della Società Italiana di Neurochirurgia 2007
Protesi discali di seconda generazione, esperienza preliminare con la protesi Mobi – C
R. Pugliese, GL. Brambilla, M. Minelli, GL. Grimod, C. Arienta
Clinica Neurochirurgica, Fondazione Policlinico San Matteo e Università degli Studi di Pavia
L’obiettivo di una chirurgia funzionale è quello di restituire al paziente una mobilità del rachide normale. Per rispondere a questa esigenza sono state prodotte diverse tipologie di protesi discali con gradi di libertà sempre maggiori e con una sempre minore invasività.
La protesi Mobi – C LDR garantisce una ampia escursione di movimenti del rachide e non determina traumatismi sulle strutture ossee.
Presso la nostra Clinica negli ultimi anni sono stati posizionati diversi tipi di protesi e questo ci ha permesso di acquisire una conoscenza diretta delle loro caratteristiche e delle metodiche chirurgiche che ciascuna di esse comporta.
La protesi Mobi – C, non richiedendo preparazioni particolari, non determina dilatazione dei tempi chirurgici rispetto ad una discectomia con posizionamento di cage.
La stabilità iniziale è soddisfacente e la mobilità del rachide è immediata.
Presso la nostra clinica sono state posizionate 10 protesi Mobi – C. In tutti i casi sono stati effettuati controlli radiologici intraoperatori, in prima giornata e ad un mese anche con proiezioni dinamiche. Per i primi casi abbiamo controlli radiologici a 6 mesi e ad un anno. Il grado di movimento del rachide dei pazienti è prossimo a quello fisiologico, in nessun caso si evidenziano segni di fusione intersomatica. La distrazione somatica è sempre stato adeguato e la sintomatologia preoperatoria è sempre stata ben controllata.
In nessun caso abbiamo avuto dislocazioni o rotture della protesi. Tutti i pazienti sono controllati periodicamente per valutare nel tempo il mantenimento delle caratteristiche che ci hanno portato a scegliere questa protesi.